Donne in quota

Secondo appuntamento a Milano, alla casa edlla Cultura, con le donne candidate e donne elettrici.

Nelle prossime elezioni comunali che si terranno a Milano il 15 e 16 maggio 2011, si sono candidate tra i Consigli di Zona e il Consiglio Comunale di Milano, 7 donne dell'Associazione DonneinQuota. Marilisa D'amico al Consiglio Comunale per il Partito Democratico, Fiorenza DaRold al Consiglio Comunale e in zona 6 per l'IDV, Mariagrazia Longoni al Consiglio Comunale e in zona 3 per il Partito Italia Nuova, Donatella Martini per il Consiglio di Zona 5 per il partito Democratico, Silvia Pelosi per il Consiglio di zona 9 per Sel, Elena Ruginenti per il il Consiglio di zona 6 per il PD Anna Maria Spina al Consiglio Comunale e in zona 9 nella lista EmmaBonino.
Riteniamo queste candidature un fatto importante per l'Associazione. Il percorso con le Istituzioni, lo abbiamo iniziato quando le Socie fondatrici hanno partecipato ai corsi Donne Politica e Istituzioni. Il percorso sulla rappresentanza e sulla necessita' per l'Italia, della presenza delle donne nei luoghi decisionali è proseguito con l'adesione e la raccolta operativa, nella Campagna nazionale 50e50 ovunque si decide, promossa da Unione Donne in Italia. Non manca l'impegno pero' anche a livello regionale, con l'assidua partecipazione e audizione in Consiglio Regionale per la discussione del nascente statuto della Regione Lombardia e il ricorso ad adiuvandum contro la composizione della giunta regionale composta da 15 uomini e una donna. La presenza delle donne nelle liste di queste comunali si può dire significativa. Ora la differenza la possono fare gli elettori e le elettrici. Altro fatto che vogliamo sottolineare e che crediamo non abbia precedenti, è l'assoluta trasversalità della nostra Associazione, dimostrata dalla rosa delle candidature nei partiti e/o liste. Riteniamo che non sia momento di divisioni ma di sinergie per arrivare ad una reale democrazia paritaria fra uomini e donne. Trasversalità che non ha intralciato il nostro lavoro ma che ha allargato lo sguardo portando punti di vista diversi.
Durante il periodo elettorale, l'assemblea delle associate ha deliberato di congelare temporaneamente l'attuale Presidente che sarà temporaneamente sostituta dall'attuale vicepresidente Antonella Eberlin nonché dalle consigliere che si sono candidate. L'associazione avrà quindi una gestione straordinaria fino al dopo elezioni, quando una nuova assemblea deciderà le eventuali nuove nomine in sostituzione delle elette. 
 

Il 4 febbraio 2011 il Tar Lombardia ha pronunciato la sentenza sul ricorso proposto dall'associazione Articolo 51 contro la nomina in Giunta Regionale di 15 assessori uomini e di una sola donna. A sostegno del ricorso sono intervenute ad adiuvandum anche le associazioni DonneInQuota, nonchè Usciamo dal Silenzio, Udi - Unione donne in Italia - e 9 avvocate del Foro di Milano, tra le quali anche alcune facenti parte del CPO dell'Ordine degli avvocati.

Leggi tutto: Sentenza Tar Lombardia 2011

COMUNICATO Il Consiglio regionale della Lombardia ha approvato martedì 19 aprile 2011, l'istituzione del Consiglio per le Pari Opportunità, a norma statutaria. Il Consiglio PO che va a sostituire la precedente Commissione PO, essendo Organo di Garanzia ha funzioni di controllo e valutazione, e compiti di diffusione della cultura PO, come all’art. 63 dello Statuto Regione Lombardia. Le associazioni DonneinQuota e Unione Donne in Italia Milano e provincia, compaiono in audizione il 15-12-2010. Le richieste sono state chiare: sulla partecipazione ad azioni di diffusione della cultura delle PO, in quanto spirito fondante di ogni Associazione e raccomandazione presente nell’art. 63; l’introduzione di requisiti esperienziali per le candidature senza vincolo discriminatorio per esempio sul possesso di laurea e con riconoscimento delle competenze esperienziali; inoltre l’aumento del numero delle componenti del CPO. L’articolazione del presente CPO, vede l’aumento da 5 a 7 dei componenti eletti del Comitato, le persone elette come componenti del CPO devono essere in possesso della cittadinanza italiana nonché di diploma di laurea in ambito giuridico, economico, politico, sociale e psicologico, ovvero di comprovata esperienza, almeno quinquennale, maturata presso associazioni, organizzazioni, enti o aziende pubbliche o private, Queste modifiche ci sono gradite e auspichiamo che possano essere utilizzate per il meglio, ma ci rammarichiamo che l’articolazione di questo organo non risponda alle esigenze di partecipazione delle associazioni di donne alle scelte prodotte dalla amministrazione regionale, e purtroppo rimanga scoperta la necessità sociale e le attività associative indirizzate alla diffusione della cultura della parità di genere in Lombardia. Ricordiamo che in questa amministrazione regionale le donne sono una minoranza assoluta nei luoghi decisionali e di rappresentanza, e questa è la stessa regione che paradossalmente accoglie nell’art. 11 dello Statuto la Democrazia paritaria, la stessa che viene confermata, nel proprio operare esclusione, dal medesimo TAR, che ci dà torto allorquando facciamo ricorso in nome della democrazia paritaria e delle pari opportunità. Ci auguriamo quindi che questo Consiglio delle Pari Opportunità, in quanto organo di Garanzia vigili e intervenga affinché nelle attività amministrative si tenga realmente conto delle pari opportunità, e segnali ogni situazione di discriminazione effettiva, a partire dalla composizione della stessa Giunta Regionale. Purtroppo vorremmo poter vedere questo Consiglio PO come un passo avanti nel senso della democrazia paritaria, ma temiamo che al contrario possa diventare una nuova distanza rispetto alle legittime aspettative paritarie delle donne organizzate in associazioni, già penalizzate dalla sconfitta nell’ azione giudiziaria recentemente partecipata ad adiuvandum nei confronti della Regione Lombardia. Nasce nel 2008 il percorso politico nei confronti di Regione Lombardia, quando in audizione coordinata fra UDI e DIQ, portiamo all’attenzione della Commissione Speciale Statuto l’improrogabile importanza dell’inserimento della Democrazia Paritaria a seguito del buon esito della campagna per la raccolta firme per il 50E50.

La Presidente pro tempore Antonella Eberlin

Il 17 dicembre si è tenuta presso il Tar Lombardia l’udienza nel giudizio sorto a seguito dell’impugnazione degli atti di nomina degli assessori della Regione. Ricorso presentato dall’Associazione articolo 51, nel quale noi DonneInQuota, siamo intervenute Ad Adiuvandum. Della Giunta lombarda, composta di 16 membri, fa parte, infatti, solo una donna. Di questi aspetti gli avvocati delle parti hanno ampiamente discusso nel corso dell’udienza tenutasi di fronte al Tar Lombardia, che a breve (probabilmente entro un mese) emetterà la propria decisione. Il Giudice amministrativo dovrà quindi stabilire se, come sostiene la difesa di Regione Lombardia, la presenza di una sola donna in Giunta non lede le norme costituzionali, comunitarie e statutarie richiamate perché esse conterrebbero principi non vincolanti, o se, come sostenuto dai ricorrenti e dai difensori delle associazioni intervenute, non esiste alcuna ragione per ritenere non efficaci quelle disposizioni. Se così è, allora, la composizione della Giunta Lombardia deve ritenersi illegittima, perché la presenza di 1 sola donna su 16 è assolutamente inidonea a realizzare l’equilibrio di genere richiesto. Lo squilibrio di genere che si è venuto a determinare è evidentemente lesivo non solo dell’art. 51 della Costituzione - che impegna la Repubblica a garantire pari opportunità nell’accesso alle cariche elettive e agli uffici pubblici - ma dello stesso art. 11 dello Statuto della Regione Lombardia, che fissa l’obiettivo della “democrazia paritaria” e richiede “il riequilibrio tra entrambi i generi negli organi di governo della Regione”. Ma non solo: ad essere violato è anche il principio di parità espresso nelle norme dell’Unione europea. Sintesi Intervento Ad Adiuvandum .pdf

Sottocategorie

subscribe-button

 

 

 

Logo CG