Donne in quota

LA GIOIA DI VIVERE DELLE DONNE HA COINVOLTO TUTTI I POPOLI DEL PIANETA CONTRO LA VIOLENZA

Spezza le catene!

Non è solo un consiglio, un invito che echeggia moniti antichi evocati spesso dai testi classici dei rivoluzionari, adottati poi nel tempo da vari movimenti.

E’, nella modernità tecnologica dell’oggi, l’invito vibrante e felice che la femminista Eve Ensler rilancia a livello planetario contro la violenza sulle donne per il 14 febbraio 2013.

Ed è un invito a… ballare!
Sì proprio così: ballare. Danzare in piazza, nelle scuole, nei posti di lavoro, sul tetto della fattoria, sulla spiaggia, tra la neve, in cantina, in aperta campagna: da sole ma meglio se accompagnate, da altre donne e anche dagli uomini che vorranno ballare.

Dopo il video dello scorso anno che invitava le donne ad alzarsi dovunque si trovassero e a indicare il cielo con un dito in silenzio, la campagna globale dell’autrice dei “Monologhi della vagina” evolve nella proposta di migliaia di eventi con la modalità del flash mob, gli ormai noti raduni spontanei convocati via web e mai più lunghi di 10 minuti, che tanto hanno avuto successo e consenso tra i movimenti per il cambiamento, compresi quelli femministi.

Leggi tutto: One Billion Rising

One Billion Rising è una campagna ideata dall'autrice de "I monologhi della vagina", Eve Ensler, fondatrice del V-Day e grande sostenitrice della causa femminista per la lotta agli abusi.
L'obiettivo di questa campagna è quello di coinvolgere un miliardo di persone in tutto il mondo per manifestare contro la violenza: "Un miliardo di donne violate è un’atrocità, un miliardo di donne che ballano è una rivoluzione, un miliardo di donne che danzano scuoterà la Terra”. Una grande donna e un grande progetto.

Avanti così Eve, avanti così Donne!

 

CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE E IN RICORDO DI STEFANIA NOCE.

L'Associazione DonneInQuota, aderisce al presidio-fiaccolata convocato da SNOQ in

Piazza Mercanti - Milano, alle 18,30 giovedi 26 gennaio 2012.

Valmaggi (Pd):" Approdo del lungo cammino a fianco dei servizi e dei centri antiviolenza" Oggi il consiglio regionale ha approvato all'unanimità la legge di contrasto alla violenza sulle donne, elaborata, in quattro mesi di intenso impegno, da un gruppo di lavoro bipartisan. "La legge- spiega il vicepresidente del Consiglio regionale, una delle relatrici della legge, Sara Valmaggi- è il frutto di una buona mediazione fra i progetti di legge, presentati dal Pd, Sel, Pdl e uno di iniziativa popolare e ne accoglie in grande parte i contenuti. Questo risultato è stato reso possibile anche grazie alla mobilitazione delle promotrici del progetto di legge di iniziativa popolare".

Leggi tutto: REGIONE - LEGGE CONTRO LA VIOLENZA SULLE DONNE

Testo di Antonella Pastore illustrazione di Antonella Eberlin

 

arabe5 Realizzarsi nella società come donna significa individuare sia la propria personale identità sia rivendicare il proprio ruolo e i propri spazi. Purtroppo le donne italiane, ancora oggi, faticano ad ottenere un riconoscimento paritario sia in ambito politico che sociale, ma per le donne immigrate il compito è senz’altro più arduo. Tralasciando elementi essenziali per favorire l’inserimento sociale, quali: permesso di soggiorno, una sistemazione abitativa o un lavoro, alle donne straniere resta da affrontare un altro ostacolo ad una vera integrazione: la diversità culturale. Le donne immigrate nel nostro paese sono discriminate almeno per due aspetti: in quanto donne e in quanto immigrate, per questi motivi molti sociologi sostengono che la donna immigrata in Italia è doppiamente penalizzata. Queste donne spesso sembrano invisibili eppure sono portatrici di un tesoro di saperi e di competenze che faticano a svelare a causa di preconcetti; è importante sottolineare come i preconcetti siano sempre lesivi della dignità delle persone. Il rischio di esclusione delle donne immigrate è maggiore rispetto alle altre donne, poiché esse, per potersi effettivamente inserire nella società, devono superare anche ostacoli culturali propri della comunità autoctona e, talora, degli stessi gruppi etnici di appartenenza. Inoltre, la donna immigrata difficilmente dispone della rete familiare e/o amicale alla quale fare riferimento, specialmente nei momenti critici della sua esistenza e ciò crea situazioni di isolamento. La solitudine e l’isolamento spesso non consentono a queste donne di affrontare, senza conflitti, i problemi legati alla maternità e alla cura dei figli, proprio perché diventa difficile per loro conciliare i propri quadri di riferimento culturale: valori, norme, stili di vita con quelli della società ospitante. Prendiamo l'educazione dei figli all’estero, le donne migranti sono chiamate ad assolvere un difficile compito che risulta essere cruciale per il processo di integrazione dei migranti nella società. Esse si trovano a dover fronteggiare, spesso da sole, ad una serie di situazioni di incontro e confronto con persone ed istituzioni del paese di accoglienza che le costringono ad elaborare, più o meno volontariamente e consapevolmente, strategie di mediazione e dialogo tra diversità a loro sconosciute. Un esempio, di questa nuova condizione, è il momento dell’inserimento scolastico dei figli; la necessità per le madri immigrate di comprendere l’istituzione scolastica e preparare il figlio all’ingresso in essa, impone loro uno sforzo notevole di mediazione dovendo dimostrare disponibilità ad aprirsi a nuove forme d’istruzione spesso conoscendo poco la lingua italiana che invece i loro figli hanno già appreso, ciò crea situazioni paradossali, poiché le madri ricorrono alla mediazione linguistica e culturale dei figli durante i colloqui con i docenti ritrovandosi in questo caso in una situazione di doppia subalternità verso gli insegnanti e verso i figli, indebolendo così il loro ruolo di educatrici . Considerare prioritario, da parte delle istituzioni , aiutare le donne straniere a migliorare le conoscenze linguistiche permetterebbe di rafforzarne l’autostima, perché non deve essere sottovalutato l'importante e il delicato compito di mediatrici che le donne straniere svolgono nel contesto sociale. Stimolare occasioni di incontro, scambio e aggregazione, attivando una rete di auto-aiuto può rappresentare uno strumento per permettere a loro di partecipare ad attività al di fuori della loro comunità etnica, allo scopo di sviluppare una nuova coscienza culturale necessaria a favorire l'integrazione sociale. Se si considera che diffidenze e pregiudizi impediscono lo sviluppo di una società multietnica ed interculturale, si rende necessario considerare il fenomeno dell’immigrazione come uno stimolo e una risorsa per sviluppare la consapevolezza del patrimonio di civiltà e favorire l'incontro con altre culture e modelli di vita. L'associazione DonneInQuota desidera costruire una rete di donne che possa contemplare una visione sensibile alla diversità culturale per favorire e sostenere la diversità e la pluralità dell’universo femminile, perché le donne lo sanno che tra le donne c’è un legame che va al di là dell’appartenenza politica, della nazionalità o del credo religioso.

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